«La penna raffinata di Pagès ci consegna quei piccoli momenti che rendono ogni vita preziosa e degna di attenzione.» Le Monde

Incontri brevi e scene insolite, malintesi esemplari e statistiche sorprendenti, bambini viziati e poliziotti gangster, elementari lotte di classe e lotte in classe alle elementari.
In 264 frammenti ora malinconici ora irresistibili, Yves Pagès traccia la storia di una memoria personale e collettiva che attraversa l’infanzia, la scoperta del desiderio, le manifestazioni politiche, la morte dei genitori, la nascita dei figli.
Sono tessere di un puzzle che si incastrano in un unico affresco, tante boe riemerse in superficie dalle profondità dell’oblio, foglie della chioma dell’albero della memoria, puntini da unire per tracciare il disegno in tre dimensioni della propria esistenza.

Yves Pagès (Parigi, 1963) ha fatto il magazziniere, il libraio in nero, il bidello e ora è l’editore dell’autorevole casa editrice Verticales; è anche drammaturgo teatrale e animatore militante del dibattito culturale d’Oltralpe; ed è il rigoroso compilatore di una monografia su Louis-Ferdinand Céline più volte ristampata e l’autore per France Culture di numerosi testi radiofonici. Ma soprattutto, o forse no, è lo scrittore di una decina di opere di narrativa (tra le quali, in italiano, Piccole nature morte al lavoro) che gli sono valse il Prix Wepler e il Prix Choix des libraires.

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