«Una figura femminile tragica e coinvolgente come Emma Bovary o Anna Karenina.»
Franfurter Allgemeine Zeitung

Per decenni lo scrittore Peter Schneider, tra i più importanti della scena tedesca contemporanea, si è portato dietro una scatola di scarpe contenente le lettere di sua madre, morta poco dopo la Seconda guerra mondiale quando l’autore aveva otto anni. Le lettere, vergate in una complessa grafia ormai in disuso, sono sempre state illeggibili, fino al giorno in cui Schneider, spinto da un amore sorretto solo da pochi e vaghi ricordi, non decide di chiedere a un’amica di aiutarlo a decifrarle.
Il romanzo accompagna il figlio nella lettura meravigliata e commossa dell’epistolario materno. Ed ecco che il cliché della donna sacrificatasi per la famiglia e in eterna attesa del marito lontano (direttore d’orchestra di successo, forse compromesso col nazismo) va in frantumi lasciando spazio all’immagine di una donna anticonformista e passionale capace di vivere una vita amorosa libera e intensissima anche nel pieno della guerra. La narrazione autobiografica di Schneider ci restituisce, con una soavità che non rinuncia ad affermazioni provocatorie e profonde, anche una sorprendente scrittrice mancata la cui penna si alimenta della tumultuosa intelligenza del suo cuore.
La testimonianza di un destino di donna nella burrasca della Storia, e di una sete di felicità assoluta che spesso raggiunge picchi di spontanea e stupefacente bellezza.

Dopo essere stato uno dei leader del ’68 studentesco berlinese, Peter Schneider ha raccontato come pochi le vicende, le utopie e le delusioni della generazione nata durante la Seconda guerra mondiale. Visiting professor presso università degli Stati Uniti come Stanford, Harvard e Princeton, è uno straordinario narratore della vita e dei segreti di Berlino, città di cui è divenuto portavoce nel mondo. Della sua numerosa produzione, composta di romanzi, saggi e sceneggiature, sono usciti in italiano Lenz (Feltrinelli, 1973), Il saltatore del muro (SugarCo, 1991) e Accoppiamenti (Garzanti, 1994).

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