«Emozionante, divertente, intelligente, universale... “Franz e François” si è fatto attendere a lungo. Un’attesa ricompensata.»
L’Express

François è cresciuto con un padre importante e stimato: Franz Weyergraf, uno scrittore cattolico ritenuto da molti un’autorità morale e intellettuale. I rapporti tra i due si complicano quando François, avviato a una bella carriera di regista cinematografico – e in questo incoraggiato dal padre –, decide di scrivere a sua volta un romanzo, un’opera che si augura essere inattaccabile dal punto di vista letterario ma che riconosce anche ben lontana, nella sua licenziosa spregiudicatezza, dal rigido impianto morale paterno. Mescolando sapientemente le carte della finzione e del più scoperto dato autobiografico, François Weyergans ridefinisce in questa sua opera maggiore il modo di affrontare letterariamente il rapporto padre-figlio e dà vita a un’irresistibile girandola di personaggi: lo psicoanalista Zscharnack e grandi cineasti, gli scrittori del Café de Flore e un universo femminile variegato, desiderato, potente. Una parabola in cui l’esuberanza di una sessualità sfrenata e di una creatività prorompente si fonde con gli interrogativi, ora mesti ora battaglieri, di un’educazione cattolica rimessa in discussione. Una miscela esplosiva di comicità, conflitto e tenerezza.

Prima di concentrarsi sulla scrittura narrativa, François Weyergans (Etterbeek, Bruxelles, 1941 - Parigi, 2019) è stato critico dei «Cahiers du cinéma», documentarista e regista di numerosi lungometraggi. Il suo libro d’esordio, Le Pitre (1973), gli valse una forte incomprensione con il padre Franz, noto e stimato scrittore cattolico, ma anche i primi di una lunga serie di riconoscimenti critici (tra cui il Prix Roger-Nimier). È il solo scrittore ad aver vinto sia il Prix Renaudot (nel 1992 per La demenza del pugile) sia il Prix Goncourt (assegnatogli nel 2005 per Tre giorni da mia madre). Nel 2009 è subentrato ad Alain Robbe-Grillet come membro dell’Académie française.

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