Alberto Boatto

Ghenos Eros Thanatos

e altri scritti sull'arte (1968-1985)

  brossura con alette
  marzo 2016
  216 pagine     € 28,00  € 26,60
  isbn 9788898038688
  a cura di Stefano Chiodi

Il 15 novembre 1974, alla bolognese Galleria de’ Foscherari, s’inaugura la mostra "Ghenos Eros Thanatos". Il curatore, Alberto Boatto, è uno dei più originali critici d’arte italiani: vero “maestro in ombra” se ce n’è uno. Tredici artisti (da Alighiero Boetti a Gino De Dominicis, da Giosetta Fioroni a Jannis Kounellis) sono raccolti, fra la nascita e la morte, dalla «forza che tenta di far legamento fra i due estremi»: l’erotismo. Psicoanalisi, antropologia, cultura del “negativo” sono gli strumenti di questo «richiamo al represso, a quanto è vietato perché non allineato col presente e ne rappresenta il male». Ogni nascita, reversibilmente, è un «cerimoniale di messa a morte interrotta»: è il caso, all’inizio del percorso (dopo la «soglia» di un Burri «sadico e medievale»), di Pino Pascali che come uno zombie emerge da terra (in un video realizzato da Luca Patella poco prima della sua scioccante scomparsa). L’indifferenza dandistica di Duchamp raggela la crudeltà viscerale di Artaud in quello che da ora in poi, inconfondibile, sarà il tono di Boatto. Cioè uno dei più segreti e verticali, dei maggiori saggisti del nostro tempo (in appendice sono raccolti quattordici suoi testi rari: da un’interpretazione eretica del Sessantotto a un postmodernismo disforico, virato al nero, con l’acuta consapevolezza “postuma” di uno scacco insieme storico ed esistenziale). In occasione della mostra esce un libro che è, e non è, il suo catalogo: un «libro-mappa», «un periplo attorno alle situazioni limite della vita», «culmini cavi» della nostra esistenza. È il libro nero dell’arte italiana: messale sulfureo dei suoi riti più segreti e perturbanti. Come scrive Stefano Chiodi, «né saggio critico, né scritto teorico, né testo letterario, o meglio tutte queste cose assieme», Ghenos Eros Thanatos nega e insieme porta all’estremo, forse, la vicarietà e insieme il vampirismo dello scrivere sull’arte (nonché della critica in generale).

Alberto Boatto (1929) è una delle personalità più originali della critica d’arte in Italia dell’ultimo mezzo secolo. Sin dai primi anni Sessanta, e fino a oggi, ha alternato importanti studi su momenti salienti dell’avanguardia di primo Novecento (dada, Marcel Duchamp), sui caratteri estetici e culturali del moderno, dalle sue origini ottocentesche in avanti, e saggi militanti sulle tendenze più recenti delle arti visive (new dada, pop art, arte povera, arte concettuale) sempre colte al loro primissimo apparire. Ha fondato e diretto le riviste «cartabianca» e «Senzamargine» (1968-69) e «La città di Riga» (1976-77). Tra i suoi libri: Pop art (1967, nuova edizione Laterza 2015), Cerimoniale di messa a morte interrotta (Cooperativa Scrittori 1977), Lo sguardo dal di fuori (1977, nuova edizione Castelvecchi 2013), Della ghigliottina considerata una macchina celibe (1988, nuova edizione Scheiwiller 2008), Della guerra e dell’aria (Costa & Nolan 1992), Narciso infranto. L’autoritratto moderno da Goya a Warhol (Laterza 2002, nuova edizione 2015) e Di tutti i colori. Da Matisse a Boetti, le scelte cromatiche dell’arte moderna (Laterza 2008).

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