«Bisogna vivere almeno un secolo. Allora sì che il tempo ti rispetta.»

Melchior Marmont è vecchio, la sua rubrica è piena di amici celebri – da Chaplin a Griffith, daWells a Hitchcock – ormai morti. Solo lui resta in piedi, incassando o schivando i colpi della vitacome un pugile suonato contro quell’avversario invincibile che è il tempo, imprigionato in migliaiadi souvenir, esorcizzato in una fuga infinita su un ring vasto quanto l’intero pianeta. Melchior è un produttore che ormai lavora troppo per la televisione e troppo poco per il cinema, e ha deciso di colmare il suo debito di riconoscenza con la settima arte portando a compimento il suo tardivo esordio alla regia, La demenza del pugile, film citazionista e visionario come le paginedi questo romanzo. Incontenibile adolescente di ottantadue anni, allegro naufrago del Novecento, Melchior affastellaprogetti, fa e disfa testamenti, ossessionato dal tarlo di lasciare una qualche traccia di sé. E non getta la spugna neanche quando torna a visitare l’antica dimora tra le solitarie montagne del Borbonese in cui ha trascorso le luminose estati dell’infanzia e in cui, come in una sala di montaggio, ora ripercorre ogni fotogramma della sua esistenza tra appassionate malinconie e invettive sulfuree. Mentre gli amori scomparsi e i fantasmi del passato si addensano in un’allucinata nebbia di ricordi, questo protagonista sardonico e straripante ci coinvolge in un’indomita resa dei conti dando del tu alle paure e alle speranze di tutti.

Prima di concentrarsi sulla scrittura narrativa, François Weyergans (Etterbeek, Bruxelles, 1941 - Parigi, 2019) è stato critico dei «Cahiers du cinéma», documentarista e regista di numerosi lungometraggi. Il suo libro d’esordio, Le Pitre (1973), gli valse una forte incomprensione con il padre Franz, noto e stimato scrittore cattolico, ma anche i primi di una lunga serie di riconoscimenti critici (tra cui il Prix Roger-Nimier). È il solo scrittore ad aver vinto sia il Prix Renaudot (nel 1992 per La demenza del pugile) sia il Prix Goncourt (assegnatogli nel 2005 per Tre giorni da mia madre). Nel 2009 è subentrato ad Alain Robbe-Grillet come membro dell’Académie française.

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