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François Weyergans

La demenza del pugile

Bisogna vivere almeno un secolo. Allora sì che il tempo ti rispetta.
traduzione di Maria Baiocchi
2018, pp. 184, brossura con alette
isbn 9788899793326 | collana: Kreuzville Aleph
€ 16,00  –10%  € 14,40
Sinossi

Melchior Marmont è vecchio, la sua rubrica è piena di amici celebri – da Chaplin a Griffith, da Wells a Hitchcock – ormai morti. Solo lui resta in piedi, incassando o schivando i colpi della vita come un pugile suonato contro quell’avversario invincibile che è il tempo, imprigionato in migliaia di souvenir, esorcizzato in una fuga infinita su un ring vasto quanto l’intero pianeta. Melchior è un produttore che ormai lavora troppo per la televisione e troppo poco per il cinema, e ha deciso di colmare il suo debito di riconoscenza con la settima arte portando a compimento il suo tardivo esordio alla regia, La demenza del pugile, film citazionista e visionario come le pagine di questo romanzo. Incontenibile adolescente di ottantadue anni, allegro naufrago del Novecento, Melchior affastella progetti, fa e disfa testamenti, ossessionato dal tarlo di lasciare una qualche traccia di sé. E non getta la spugna neanche quando torna a visitare l’antica dimora tra le solitarie montagne del Borbonese in cui ha trascorso le luminose estati dell’infanzia e in cui, come in una sala di montaggio, ora ripercorre ogni fotogramma della sua esistenza tra appassionate malinconie e invettive sulfuree. Mentre gli amori scomparsi e i fantasmi del passato si addensano in un’allucinata nebbia di ricordi, questo protagonista sardonico e straripante ci coinvolge in un’indomita resa dei conti dando del tu alle paure e alle speranze di tutti.

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