«Una lezione di poetica, senza averne l'aria.»
François Bon

La vicenda narrata in questo libro è semplice: un’escursione in barca sull’Èvre, piccolo fiume che si getta nella Loira. Paesaggi, campi, scogliere, boschi, ginestre accompagnano un tragitto familiare, ripetuto nelle diverse stagioni della vita, che qui trascende in viaggio iniziatico nel cuore stesso della creazione letteraria.
E a pelo d’acqua si attiva la memoria, si accendono fantasticherie associative che collegano in un’unica costellazione i diversi astri del personale firmamento artistico di Gracq: il profilo di un castello sulla riva richiama alcuni versi di Nerval, e su quelli si innerva l’immaginario poetico di Rimbaud, e poi Balzac, Poe, Valéry, Wagner e molti altri in un magistrale mescolarsi di ricordo e percezione, esperienza e chimere.
Sono pagine esigenti, che subito ripagano con l’ineffabile bellezza di un tramonto dopo un giorno di pioggia, di un odore terroso, di un vento d’aprile. La prosa vi scorre sinuosa, ora limpida ora più torbida, sempre incantatoria come le acque dell’amato Èvre. Forse mai quanto in questa densissima rêverie il grande scrittore francese si è rivelato così compattamente pervaso dalla sua caratteristica ispirazione, tanto umile quanto ambiziosa, in grado di fermare il tempo con la limpida forza dello stile.

Julien Gracq (pseudonimo di Louis Poirier, 1910-2007) è un autore cruciale del Novecento, la cui opera costituisce un autentico monumento letterario studiato e venerato da generazioni di lettori.
Scrittore “tardivo” e poliedrico, insegnante dalla puntigliosa precisione, critico spietato con una particolare avversione per gli esistenzialisti, negli anni Trenta si inserisce nel dibattito letterario sul surrealismo divenendo amico e sodale di André Breton. In seguito alla polemica scaturita dal suo plateale rifiuto del premio Goncourt (assegnatogli nel 1951 per La riva delle Sirti) si rifugia in un orgoglioso eremitaggio artistico tra Parigi e la sua casa di famiglia sulla Loira.
È stato uno dei pochi scrittori francesi a essere pubblicato nella «Bibliothèque de la Pléiade» ancora in vita. Alla sua morte ha lasciato migliaia di pagine da pubblicare solo dopo vent’anni dalla sua scomparsa.

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