«Una delle imprese artistiche più originali e illuminanti del nostro tempo.» Emanuele Trevi

Parigi, 1939. Lo scrittore e filosofo ebreo Walter Benjamin, come migliaia di altri rifugiati tedeschi in Francia, è costretto ad abbandonare il proprio domicilio e a recarsi nella più vicina stazione per essere internato in un campo per «lavoratori volontari». Quando due mesi e mezzo dopo viene liberato, Parigi è ormai nelle mani dell’esercito nazista; per Benjamin comincia un lungo pellegrinaggio clandestino fino al confine spagnolo sui Pirenei. Nel suo unico bagaglio porta un manoscritto che, dice, «è più importante della mia stessa vita». Ma proprio alla frontiera, a Portbou, la fuga si interrompe per un tragico e beffardo scherzo della burocrazia, e il manoscritto è perduto per sempre.
Rapallo, 1945. Il poeta americano Ezra Pound viene arrestato sulla porta di casa e consegnato alle autorità statunitensi che lo accusano di tradimento: da anni la follia totalitaria lo ha contagiato trasformandolo in un improbabile strumento di propaganda che gli stessi fascisti non mancano di irridere. Pound viene trasferito in un campo di detenzione vicino Pisa e rinchiuso per settimane in una gabbia a cielo aperto, mescolato ad assassini e stupratori. Qui scriverà alcuni dei suoi versi più celebri, in bilico tra delirio e poesia assoluta.
Attraverso i destini diversi, quasi opposti, di questi due giganti travolti dalla catastrofe della Storia, nel terzo volume della serie Manifesto incerto Frédéric Pajak disegna con china e parole i contorni di un’epoca, riuscendo a farla parlare con il nostro presente e le sue nuove ideologie, angosce, speranze.

Nato in Francia nel 1955, Frédéric Pajak ha avuto un’esistenza assai tribolata. A sedici anni viene ammesso all’Accademia delle Belle Arti, ma vi resta solo un semestre, oppresso dalla rigidità dell’ambiente. È l’inizio di un lungo valzer di mestieri che lo porterà negli anni successivi a lavorare come operaio, grafico, cuccettista sui treni notturni, inserviente in un macello industriale. In questi anni conosce la povertà più disperata – arrivando a chiedere l’elemosina tra i boulevard di Parigi – e una solitudine cui riesce a sfuggire soltanto grazie alla scrittura, alla poesia e al disegno. I libri della serie Manifesto incerto, l’impresa letteraria di una vita, intessono esistenze, parole e immagini di grandi figure dell’arte e del pensiero del XIX e del XX secolo. Tradotti in oltre dieci Paesi, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud, dalla Russia alla Germania, hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti come il premio Médicis per il saggio 2014 e il premio Goncourt per la biografia 2019 e, nel 2021, il Gran premio svizzero di letteratura e il premio di saggistica “Città delle Rose”.

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18/09/2022 · Il Sole 24 ore - Domenicale
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