«Povero Franz. Pensava di fare la cosa giusta. Un paracadute. Era il suo strano modo di confessarle il suo amore.»

Parigi, 4 febbraio 1912. Il giorno è appena sorto, e sotto la Torre Eiffel si è radunata una piccola folla di curiosi e giornalisti. Lassù, in piedi sul parapetto, si staglia contro il cielo la sagoma di un uomo ammantato da una strana imbragatura. È Franz Reichelt, sarto di origine boema e inventore dilettante che, a dispetto degli avvertimenti di chi ha cercato di scoraggiarlo, vuole testare il suo marchingegno: una tuta-paracadute.
Sul posto ci sono anche due cineoperatori, chiamati a immortalare la realizzazione di un sogno e che invece consegnano alla Storia la dolente testimonianza di una crudele disfatta. «La prima vittima del cinema» scriverà, anni dopo, François Truffaut.
Come alla ricerca di un impossibile appiglio, fra ricostruzione storica e dolorose ferite personali, Étienne Kern indaga nel passato per reinventare il mondo di affetti, esuberanze e ossessioni di Reichelt. Dalla Parigi della Belle Époque a quella di oggi, tra fede nel progresso, febbre del volo e vertigine del disastro, Il sarto volante è un inno alla speranza – anche la più folle – e un atto d’amore nei confronti di chi ha fallito.

Étienne Kern (1983) è autore di numerosi saggi di critica letteraria, tra cui Una storia degli odi degli scrittori (2009) e Il tu e il voi. L’arte francese di complicare le cose (2020), scritti a quattro mani con la moglie Anne Boquel. Il sarto volante , il suo romanzo d’esordio, nel 2022 ha vinto il premio Goncourt per l’opera prima.

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