«Era inevitabile che l’eternità mi vendicasse dell’accanito sacrificio di me stesso, cui io non partecipavo.»

Vertiginosa raccolta di scritti surrealisti del 1929, L’arte e la morte è un fuoco d’artificio nella scrittura di quell’inquieto poeta in prosa che è stato Antonin Artaud.
Otto testi per stravolgere ogni logica. Con una lingua lirica e allucinata, Artaud scrive una lettera d’amore a una veggente, narra il tormento erotico di Eloisa e Abelardo, si abbandona a visioni bibliche, trasfigura il suo corpo in immagine e ne esplora i confini sensoriali.
Frutto della giovanile adesione di Artaud al movimento surrealista, L’arte e la morte è un piccolo gioiello di scrittura visionaria, un’avventura folle nella mente di una delle personalità più eclettiche e irrequiete del Novecento.

Scrittore e drammaturgo, teorico del «Teatro della Crudeltà» e martire della psichiatria, Antonin Artaud (1896-1948) ha spaziato, con la sua opera visionaria e sovversiva, dalla prosa surrealista alla saggistica, dai resoconti di viaggio alla poesia.
L’arte e la morte è qui presentato in una nuova traduzione che tiene conto dello stile surrealista ed è accompagnato da due saggi che raccontano l’importanza letteraria e teatrale di questo libro.

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