David Bosc

Il passo della Mezza Luna

  Brossura con alette
  marzo 2024
  192 pagine     € 17,00
  isbn 9791254760741
  Traduzione di Sara Artaria, Sara Cericola, Chiara Licata, Davide Locati, Chiara Vannini, curata da Maurizia Balmelli
«Dopo aver demolito mura e distrutto idoli, tutti, uomini e donne, si riabituarono gradualmente alla semplice forza delle loro mani. La gioia di non essere più sottoposti allo spettacolo del potere si trasformò ben presto in una soddisfazione tangibile.»

Ryoshū e Shākudo vivono innamorati scrivendo e rilegando libri per bambini a Mahashima, ex capitale di un impero ormai in frantumi. Gli abitanti di questa città, un tempo crocevia di intrighi e poteri, hanno rinunciato a ogni smania di possesso per riscoprire il passo lento di un presente libero di fluire, di una vita comunitaria capace di reinventare una società più solidale.
Un giorno Ryoshū decide di tornare nei luoghi della propria infanzia, «bugiarda al pari di tutte le altre». Nel suo breve ma abbagliante viaggio esplora una geografia intima dai confini invisibili e incontra l’enigmatico Akamatsu, con cui rievoca le storie di un mondo nuovo e antichissimo, dove il Giappone medievale sfuma nell’assolata costa della Provenza e il profumo del Mediterraneo si mescola ai ricordi delle lotte fra clan.
Con una lingua delicata e precisa, fatta di intarsi luminosissimi, David Bosc compone il mosaico mutevole di un luogo immaginario: una quieta utopia in cui la libertà è una forma di gioia e la speranza vive nella cura di chi resiste.

David Bosc (1973) è uno dei romanzieri francesi più celebrati degli ultimi anni. Nato e cresciuto in Provenza, lavora da anni per la casa editrice Noir sur Blanc. Ha tradotto Jonathan Swift e Dino Campana. È autore di romanzi e raccolte di racconti con cui ha vinto, tra gli altri, il Prix Marcel-Aymé, il Prix Michel-Dentan e il Prix suisse de littérature. Con La chiara fontana (L’orma, 2017) è stato finalista al premio Goncourt. Il passo della Mezza Luna è il suo quinto romanzo, un libro capace, secondo «L’Humanité», di immaginare «un mondo in cui lavoro, riposo e gioie si vivono al ritmo della poesia giapponese, per celebrare la pienezza di ogni istante».

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